Olga

Scritti da Olga Anastasi

SIPARIO, TITOLI DI CODA, DISSOLVENZA

 

Nunzio Paci, Le radici uniscono, le radici dissolvono. Olio su tavola, 120x90 cm, 2019Il 2020 sarà banco di prova per il “codice rosso” applicabile alle ipotesi di sopraffazione domestica e di genere (Legge n. 69-19.7.2019). Lo plaudo oggi, per l’aspettativa che vi ripongo, che attui i principi a tutela dei piccoli, vittime di violenza anche in quanto testimoni di abusi all’interno delle famiglie: «Le radici uniscono, le radici dissolvono» (N. Paci). Distinzione tra meri conflitti familiari e casi non mediabili, dialogo tra giudici civili e penali che hanno in carico le vicende, cooperazioni coordinate tra pubblici ministeri ordinari e minorili, formazione interdisciplinare e specializzazione di magistrati e forze dell’ordine, trattazione integrata del materiale umano che maneggiamo, qui si giocherà la differenza. Brindo al diritto vivente e al nesso grazie al quale la pittura contemporanea lo ritrae.

Nunzio Paci, Le radici uniscono, le radici dissolvono. Olio su tavola, 120×90 cm, 2019. Per gentile concessione di www.eccellentipittori.it – Tutti i diritti riservati.

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VENTICINQUE ANNI DI AVVOCATURA

 

IMG_2737Venticinque anni di avvocatura, Roma e la cerimonia di ringraziamento per la dedizione alla professione.

Dal sito https://www.ordineavvocatiroma.it/la-cerimonia-per-il-cicerone-sfide-e-speranze-dellavvocatura/ il testo scritto dal Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati romani Antonino Galletti per salutare la manifestazione.

“Sembra passato un secolo, da quel lontano 1994, la politica, la tecnologia, la scienza, molte cose sono cambiate e, del resto, 25 anni sono molti, anche se in fondo non poi così tanti nella vita di una persona. Ma è il mondo che è cambiato, molto, moltissimo, in tutto questo tempo. Quello che non è cambiato invece è l’amore per la toga, l’amore per una professione che mai come in questi anni affronta grandi mutamenti sul piano pratico e forse anche grandi difficoltà, ma non cambia sul piano ideale dell’impegno e del sentimento di appartenenza. La cerimonia solenne per i venticinque anni di attività forense di tanti valorosi colleghi proprio a questo serve, è occasione magnifica di bilanci per la professione intera: attraverso la testimonianza del percorso dei singoli, racconta il cammino dei molti, giovani e meno giovani, di tutti noi che insieme rappresentiamo la grande famiglia della avvocatura romana e la sua funzione sociale e costituzionale. Così, in questi giorni, ci troviamo ad ascoltare proposte di riforma come quella sulla prescrizione, che in pochi tratti sconsiderati di penna cancellano secoli di civiltà giuridica e di diritti dei cittadini. Ci troviamo a fronteggiare sui mezzi di informazione le accuse di chi addita proprio gli Avvocati come i responsabili delle lungaggini dei processi. Di pochi mesi fa il dibattito, purtroppo tutto in seno alla categoria forense, ma non filtrato all’esterno, sull’inserimento doveroso del ruolo dell’avvocato nella Costituzione. Né, d’altro canto, l’accerchiamento che affrontiamo si nutre solo di grandi temi, ma anche di questioni assolutamente materiali che tuttavia così fortemente incidono sulla vita dei colleghi. Penso ad esempio all’equo compenso, per il quale come Ordine forense della Capitale, il maggiore d’Italia, ci siamo spesso battuti ottenendo anche risultati positivi, ma che tuttora in molte realtà pubbliche e private resta una chimera. O rammento i dati recentemente ascoltati dell’ultimo rapporto Censis sulla Avvocatura, che ci parla di tanti colleghi in forte difficoltà economica e di pari opportunità che ancora stentano ad essere riconosciute. Lo dicevamo all’inizio, viviamo tempi non facili, ma è proprio per questo che l’esempio dei colleghi che hanno tagliato il traguardo dei 25 anni di professione ci rincuora e ci spinge a guardare avanti con fiducia, anzi a rinnovare e moltiplicare l’impegno già profuso. Nei giorni scorsi in adunanza abbiamo celebrato l’impegno solenne dei nuovi Avvocati davanti al Consiglio dell’Ordine. A questi giovani e a tutti noi sia di sprone l’esempio di questi colleghi, una luce che ci guidi tutti verso una speranza: quella di lasciare alle generazioni di Avvocati che verranno un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. Con l’aiuto di tutti, riusciremo nell’intento”.

Roma, Aula avvocati, Corte di Cassazione, 13 dicembre 2019.

RITRATTO DI SIGNORA

 

Enrico Robusti, L. by night. Olio su tela, 100x120 cm, 2018. Collezione privataErano sposati dal 1978, nel 2007 si erano separati consensualmente con un accordo che riequilibrava il patrimonio familiare, senza stabilire assegno di mantenimento. Nel 2012, con il divorzio, il Tribunale di Reggio Emilia poneva a carico del marito l’onere di pagare alla moglie un assegno divorzile di € 4.000 mensili. La Corte di appello di Bologna, in riforma della sentenza impugnata, ritenendo agiate le condizioni della moglie, secondo il nuovo orientamento di legittimità (sentenza n. 11504/2017), le negava il diritto e la condannava addirittura a rimborsare le somme nel frattempo percepite. Nell’accogliere il ricorso contro la decisione d’appello, la Cassazione, con sentenza a Sezioni Unite n. 18287/2018, ha aggiustato il tiro. Indipendenza economica e autoresponsabilità sì, ma anche solidarietà e rispetto del principio di uguaglianza: contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, durata del matrimonio, potenzialità reddituali future, età dell’avente diritto, sono i tratti con cui disegnare il diritto all’assegno affinché trovino attuazione effettiva i criteri compositi previsti dall’art. 5, comma 6 Legge 898/1970.

In foto Enrico Robusti, L. by night. Olio su tela, 100×120 cm, 2018. Collezione privata. Per gentile concessione di www.eccellentipittori.it – Tutti i diritti riservati.

SENTENZA S.U. N. 18287-2018 #giustiziaebellezza #justiceandbeauty #artandlaw #eccellentipittori #dirittovivente

LA VERA RIVOLUZIONE

 

Federico Lombardo, Regionale. Olio su lino, 75x75 cm, 2019È la normalità. Così chiosa Cassazione 7 febbraio 2018 con ordinanza di rigetto n. 3015, perché era stato richiesto l’aumento di assegno divorzile (da 800,00 a 3.500,00 Euro), dovuto non se c’è squilibrio tra le condizioni reddituali o peggioramento del coniuge richiedente rispetto al tenore di vita matrimoniale, ma quando manca l’indipendenza economica, intesa come impossibilità di condurre con i propri mezzi un’esistenza dignitosa, rapportata con elasticità ai bisogni come singolo, non come ex coniuge. Rilevano dunque il momento storico e la coscienza collettiva, né bloccata alla soglia della pura sopravvivenza né eccedente la normalità, di cui il giudice deve farsi interprete in un ambito duttile ma non arbitrariamente dilatabile.

In foto Federico Lombardo, Regionale. Olio su lino, 75×75 cm, 2019. Per gentile concessione di www.eccellentipittori.it – Tutti i diritti riservati.

Cass Civ. Ord. n. 3015-2018 #artandlaw #arteediritto #eccellentipittori #dirittovivente #artecontemporanea #contemporaryart #avvocatavostra #pandette #pandettecontemporanee #justiceandbeauty #bigpicture #giustiziaebellezza

LEGAMI O LÈGAMI

 

Giulia Huober, Legami o lègami. Tempera su carta intelata, 100x70 cm, 2019«Tutta la silenziosa gioia di Sisifo sta in questo. Il destino gli appartiene, il macigno è cosa sua. […] Egli sa di essere il padrone dei propri giorni […], cieco che desidera vedere e che sa che la notte non ha fine, egli è sempre in cammino. Il macigno rotola ancora. […] Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.» (Albert Camus, Il mito di Sisifo. Saggio sull’assurdo, 1942). C’è stato bisogno che Tribunale di Ascoli Piceno si pronunciasse con sentenza (21.5.2015) negando l’addebito della separazione chiesto dal marito che imputava alla moglie “di non attendere alle faccende domestiche e alle pulizie dell’abitazione familiare” per ribadire che “dal matrimonio non nasce alcun dovere giuridico né morale per il coniuge di provvedere, in via esclusiva rispetto all’altro, a tutte le esigenze della casa, bensì una fungibilità nei ruoli, adeguata alla dignità paritaria dei coniugi così come prescritta dalla Costituzione”.

In foto Giulia Huober, Legami o lègami. Tempera su carta intelata, 100×70 cm, 2019. Per gentile concessione di www.eccellentipittori.it – Tutti i diritti riservati.

Trib. Ascoli P. 21.5.2015 #artandlaw #arteediritto #eccellentipittori #dirittovivente #artecontemporanea #contemporaryart #avvocatavostra #pandette #pandettecontemporanee #justiceandbeauty #bigpicture #giustiziaebellezza

ET QUOD VIDES PERISSE PERDITUM DUCAS

 

Daniele Vezzani, Interno. Olio su tavola, 50x40 cm, 2018Miser Catulle, desinas ineptire, povero Catullo, smettila di impazzire (Carmina Catulli, I, 8), «quel che vedi esser morto, consideralo morto» è l’esortazione di Cassazione Civile n. 21228 del 9.8.2019, richiamando la sentenza a Sezioni Unite n. 18287/2018, mentre ribadisce la natura assistenziale dell’assegno di divorzio, la necessità di fissarlo solo per ristabilire un equilibrio nel caso di rilevante disparità economica o di riparare a precedenti scelte legate a ruoli endofamiliari, senza significare, mai e in nessun caso, «che l’uno ex coniuge possa vivere a rimorchio dell’altro, ma soltanto che nessuno dei due ex coniugi può lucrare sulle rinunce dell’altro».

In foto Daniele Vezzani, Interno. Olio su tavola, 50×40 cm, 2018. Per gentile concessione di www.eccellentipittori.it – Tutti i diritti riservati.

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UNA GIUSTIZIA SENZA SPADA: LA MEDIAZIONE PENALE E MINORILE TRA ASPETTATIVE E REALTÀ

 

Manifesto-convegno-mediazione-penale-e-minorile-webLa Camera Penale “Ugo Palermi” in collaborazione con la Camera Minorile Picena e con il Patrocinio dell’Ordine degli Avvocati presso il Tribunale di Ascoli Piceno presenta

UNA GIUSTIZIA SENZA SPADA

LA MEDIAZIONE PENALE E MINORILE TRA ASPETTATIVE E REALTÀ

Ascoli Piceno, 8 novembre 2019, ore 15:00 – 18:00

Bottega del Terzo Settore, Corso Trento e Trieste, Ascoli Piceno

Saluti Avv. Tommaso Pietropaolo, Presidente COA Ascoli Piceno

Introduce Avv. Olga Anastasi, Camera Minorile Picena

Modera Avv. Mauro Gionni, Presidente Camera Penale “Ugo Palermi”

 Interventi

LA MEDIAZIONE PENALE COME STRUMENTO DELLA GIUSTIZIA RIPARATIVA: L’ESPERIENZA IN ITALIA, TEORIA E TECNICHE DI MEDIAZIONE

Avv. Eleonora Grimaldi (Avvocato Foro di Roma Mediatore familiare e penale, componente Commissione penale e organismo Mediazione familiare del COA Roma, coordinatore e membro comitato scientifico corso di formazione mediatori penali COA Roma, docente presso il CREG centro di ricerca economico e giuridico dell’Università di Roma Tor Vergata sezione famiglia e minori)

CRISI DEL SISTEMA CARCEROCENTRICO E GIUSTIZIA RIPARATIVA, MESSA ALLA PROVA MEDIAZIONE, ANCHE IN EUROPA. EDUCAZIONE AI DIRITTI UMANI E SISTEMA EUROPEO DI PROTEZIONE

Avv. Paola Croce (Avvocato Foro di Roma, Consigliere nazionale Associazione nazionale forense e Direttivo ANF Roma, responsabile e referente sportello MAP Tribunale penale di Roma, componente commissione Diritti umani COA Roma, Docente corso di formazione mediatori penali Coa Roma)

LA MEDIAZIONE PENALE E LA MESSA ALLA PROVA: AMBITI DI APPLICAZIONE DELL’ISTITUTO ALL’INTERNO DELL’ORDINAMENTO ITALIANO E CRITICITÀ

Avv. Gabriele D’Urso (Componente Commissione difese di ufficio COA Roma, docente corso di formazione difensori ufficio COA Roma, componente Camera penale di Roma)

PROTOCOLLI E BUONE PRASSI NELLE MARCHE

Avv. Amelia Laureti (Avvocato Foro di Ascoli Piceno, mediatore familiare e penale, responsabile Camera per la mediazione familiare COA Ascoli Piceno)

C’È CHI VOLA

 

Marta Sesana, C'è chi vola. Olio su lino, 150x201 cm, 2018«Il bambino sa, dato che sente e intende, come l’asino. Entrambi camminano lentamente, talvolta si fermano: si dice allora che sono capricciosi, testardi, ma essi sono semplicemente in cammino. Riflettono, la lentezza si addice a loro, rifiutano la corsa sfrenata, così cara al nostro secolo. Amano vivere il momento presente, non il tempo che muore, ma quello che nutre e aiuta a lavorare pienamente, a dare il meglio di se stessi; entrambi sono coraggiosi». Jacqueline Morineau (Il mediatore dell’anima, Servitium 2010, pag. 28-29) racconta del suo nipotino che, sin dalle prime parole, si presentava come “l’asino” e della tradizione africana secondo cui ai bimbi appena dati si dà il nome di animali mentre solo a sette anni ricevono il loro nome definitivo e dunque la piena identità. Testarda eppure tenace, coraggiosa e in cammino è la bambina, oramai quindicenne la quale, nel giudizio per l’attribuzione del cognome paterno ex art. 262 codice civile, al giudice dichiarava: «Biologicamente è mio padre, ma io non lo voglio. Nessuno me ne ha parlato male… Non lo voglio e basta. Io non ci riesco a volerlo. Non lo vedo da mesi, io sto bene senza di lui…». Nella sentenza de quo, la Suprema Corte ha precisato che “Il diritto al nome costituisce uno dei diritti fondamentali della persona e ciò che rileva non è l’esigenza di rendere la posizione del figlio nato fuori dal matrimonio quanto più simile possibile a quella del figlio di coppia coniugata, quanto piuttosto quella di garantire l’interesse del figlio a conservare il cognome originario se questo sia divenuto autonomo segno distintivo della sua identità personale in una determinata comunità”. I cattivi rapporti tra padre e figlia, i tentativi condotti anche con l’ausilio dei Servizi Sociali, il fatto storico dell’età della ragazza, già in fase pre-adolescenziale, sintomatico di un potenziale inserimento e consolidato inserimento in una rete di relazioni sociali e della capacità ad avere una marcata cognizione identitaria del sè, espressa dal cognome materno che la individuava dalla nascita” hanno fatto propendere per la decisione di mantenere alla stessa solo il cognome materno, senza l’aggiunta di quello del padre

In foto Marta Sesana, C’è chi vola. Olio su lino, 150×201 cm, 2018. Per gentile concessione di www.eccellentipittori.it – Tutti i diritti riservati.

Cass. Civ. n. 21349-2019 #artandlaw #arteediritto #eccellentipittori #dirittovivente #artecontemporanea #contemporaryart #avvocatavostra #pandette #pandettecontemporanee #justiceandbeauty #bigpicture #giustiziaebellezza

LA CASA CHE ARDE VIVA

 

Sergio Padovani, La casa che arde viva. Olio, bitume e resina su tela, 110x70 cm, 2019È considerato “genitore sociale” il coniuge separato nei confronti del quale sia stata pronunziata sentenza che ne disconosce la paternità, per “analoga esigenza di tutela del legame affettivo del minore con le figure adulte di riferimento” anche in situazioni che nulla hanno a che vedere con l’omosessualità ma si radichino nella disgregazione del nucleo familiare: ammissibile pertanto, divenuto definitivo il disconoscimento di paternità promosso dal curatore speciale del minore, la domanda di adozione speciale ex art. 44 1°co lett. B, legge 184/1983. L’idoneità genitoriale – nell’ambito della disputa sull’affidamento e sulla necessità di tutela da comportamenti pregiudizievoli ex art. 333 Codice civile, va infatti valutata anche con riferimento alla capacità di preservare la continuità delle relazioni attraverso il mantenimento della trama familiare: nel caso di specie, alla domanda di affidamento esclusivo promossa dalle madre, oltre che egoistiche considerazioni di rivalsa, ostano anche incolpevoli fragilità psichiche né costituisce valore di rilevanza costituzionale assoluta la preminenza della verità biologica rispetto allo status di figlio. Il Tribunale affida pertanto la minore ai Servizi Sociali, con collocamento prevalente presso l’ex coniuge della madre, disponendo incontri con quest’ultima, percorso genitoriale per entrambi e sostegno psicoterapeutico alla bambina, mantenimento diretto, contributo del 50% alle spese straordinarie.

In foto Sergio Padovani, La casa che arde viva. Olio, bitume e resina su tela, 110×70 cm, 2019. Per gentile concessione di www.eccellentipittori.it – Tutti i diritti riservati.

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“COSTRUIRE ALLEANZE COLLABORATIVE: UN’INNOVATIVA MODALITÀ DI GESTIONE E SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE” – 18 OTTOBRE 2019 REPUBBLICA DI SAN MARINO

 

IMG_1838Il 18 ottobre 2019, dalle ore 15 in poi, il Gruppo Italiano di Pratica Collaborativa sarà ospite ospite della comunità dei colleghi collaborativi della Repubblica di San Marino per l’evento dal titolo

COSTRUIRE ALLEANZE COLLABORATIVE: UN’INNOVATIVA MODALITÀ DI GESTIONE E SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE”

 Cambiare paradigma: le origini del metodo collaborativo.

Avv. Olga Anastasi

Il rapporto fiduciario con il cliente: costruirlo e mantenerlo nel corso dell’incarico.

Avv. Rebecca Rigon

Tra norma processuale e norma deontologica: dove si colloca il metodo collaborativo.

Avv. Alessandra Hopps

Il ruolo dell’esperto neutrale: sostegno all’avvocato e vantaggio per le parti nella gestione del conflitto.

Dott.ssa Antonella Zechini. Dott.ssa Cristina Urizar

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