Olga

ESSERE OGGI AVVOCATO IN UN PROCEDIMENTO DI FAMIGLIA di Paola Lovati

Essere oggi avvocato in un procedimento di famiglia vuol dire assumere un mandato particolare, che comporta gestire con i propri clienti situazioni ad alto grado di complessità e pressione emotiva. Coloro che si rivolgono all’avvocato esperto in diritto di famiglia si trovano infatti ad affrontare scelte rese difficili dalla crisi che stanno vivendo e chiedono al professionista di assumere deleghe relative a questioni delicate, attinenti la propria sfera privata.

La complessità della materia, ancor più faticosa per la molteplicità delle nuove forme di relazioni familiari che si stanno sempre più diffondendo, e per l’alto contenuto degli interessi coinvolti, comporta necessariamente che l’avvocato di famiglia e minorile debba avere una formazione permanente estesa anche ad altre discipline, quali la psicologia, la pedagogia, la sociologia, la criminologia, le tecniche di mediazione. […] Nei procedimenti in cui sono coinvolti minori e, più in generale, nelle controversie familiari, è importante esercitare il dovere etico di evitare conflitti distruttivi. La conflittualità tra le parti, infatti, può aumentare o diminuire a seconda del parere del legale o del comportamento da questi assunto nella gestione della crisi familiare. Sono quindi utili i suggerimenti su come assolvere il mandato evitando l’identificazione con la parte assistita, esercitare nel processo un ruolo interattivo e non di contrapposizione e, non da ultimo, utilizzare gli strumenti che favoriscano il dialogo e la collaborazione. Dialogo e collaborazione rese ancor più necessarie laddove ci siano figli minori. In questo l’avvocato ha il compito di responsabilizzare il cliente, sollecitandolo a rispettare il dovere di leale cooperazione nell’accertamento dei fatti rilevanti ai fini della decisione (sia in ordine alle esigenze personali, di salute ed economiche dei figli, sia all’esatta determinazione delle proprie capacità reddituali e patrimoniali) e ciò in applicazione del principio di responsabilità genitoriale e di tutela del superiore interesse del minore.

Scrive lo psichiatra Francesco Villa in una recente pubblicazione: “Nella modernità liquida del villaggio globale, dove la disconnessione può segnare la fine di una relazione, non si ha più il tempo di dispiacersi per ciò che si perde perché, questo, viene immediatamente sostituito con qualcosa di analogo, di simile, certamente migliore o completamente diverso.”

[…] Tra i compiti dell’avvocato di famiglia c’è anche quello di far comprendere al proprio cliente che la relazione di coppia, in presenza di figli minori, non deve spezzarsi, né può essere semplicemente dimenticata o sostituita, perché il dovere di assistenza morale nei loro confronti, in caso di crisi, è necessariamente anche quello di pensare alla “riparazione”, eventualmente attraverso un percorso di mediazione, per continuare a svolgere il proprio “difficile” ruolo di genitore.

Avvocato Paola Lovati, presidente Unione Nazionale Camere Minorili

tratto da O. Anastasi, Il Divorzio Collaborativo, l’Arte di separarsi con amore – 2014 @ Riproduzione riservata

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