Olga

TRE INDIZI FANNO UNA PROVA

IMG_7952Tre indizi fanno una prova, sicuramente della mia caparbietà nel collegare coincidenze. Un’anziana signora di origini venete – ha ricordi, bambina, di mia nonna Olga con cui parlavano il loro dialetto – mi confidò che pregava don Gaspare del Bufalo per la guarigione di un caro nipote: al santo si rivolgeva in caso di guai. Annotai con curiosità, appurai esser stato missionario, mi ripromisi di approfondire le ragioni di tanta devozione. Nel frattempo Edda chiuse la gelateria, il nipote malato non poteva aiutarla più. Giorni dopo, era l’aprile 2017, a Bologna – a ridosso dell’Oratorio di San Filippo Neri dove sarò passata decine di volte – mi imbattei in una targa intitolata al santo, mai notata prima. Da allora ogni volta mi fermo e la immortalo, ad Arte Fiera 2019 anche le nuvole in teca di Leandro Erlich, invito a un viaggio onirico di bellezza sospesa. Un anno dopo, aprile 2018, a zonzo per Roma di ritorno dalla Cassazione, passato Ponte Umberto visito il museo Napoleonico e una piccola mostra su Giovanni Gasparro. Che trovo? Un bozzetto a olio dedicato a San Gaspare del Bufalo che prega per le anime del Purgatorio, destinato alla pala d’altare di Santa Maria del Trivio, vicino Fontana di Trevi, dove riposa la salma del santo. Annoto e fotografo. Era noto come “angelo della pace” ma, soprattutto, come “terremoto spirituale”: rifiutò fedeltà a Napoleone col suo “Non posso, non debbo, non voglio”. Mi piacque assai. Amato dalle folle, faceva precedere le sue predicazioni dal suono delle campane a festa e dal saluto delle autorità, non mancando di farsi flagellare almeno due o tre volte durante la missione, per attirare l’attenzione dei fedeli. Giovanni Gasparro, eccellente pittore, ha dipinto il ciclo pittorico a San Giuseppe Artigiano, la prima chiesa restaurata a L’Aquila dopo il sisma del 2009. Aprile 2019, pensavo che la gelateria non riaprisse più, c’è Edda, il nipote è sopravvissuto, le mostro le foto, si commuove. Mi dice che prega sempre perché “qualcosa la chiama”. La ringrazio perché senza la sua manifesta dedizione la mia curiosità non si sarebbe innescata: il 6 aprile è l’anniversario del terremoto a L’Aquila, oggi per me con un significato di speranza in più.

 

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